Cinefezza: Virus - l'inferno dei morti viventi
- Regia:Bruno Mattei
- Con:Margit Evelyn Newton, Patrizia Costa, Bruno Boni, Victor Israel, Franco Garofalo.
- Genere: Horror
- Italia-Spagna 1981
Il titolo di cui vado a parlare oggi è senza dubbio uno dei più conosciuti fra gli amatori del cinema trash mondiale. Opera magna del mai troppo compianto Bruno Mattei e nato come "omaggio" al più noto "Dawn of the living dead" di Romero, è in realtà omaggio fin troppo palese a tutta una serie di film di genere famosi in quegli anni (fra cui Cannibal Holocaust e Mondo cane); il film è divertentissimo(ve ne farete di risate) viste le bizzarrie e le particolari scelte di produzione di cui solo Mattei era capace, ma andiamo ad analizzarlo più nello specifico.
La recensione contiene spoiler (belli grossi) difficilmente evitabili, sappiatelo.
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| In quanto a gore e plagi vari Mattei non s'è risparmiato affatto. |
La speranza viene dal terzo mondo.
Al contrario di Fulci e Romero che preferivano il mistero Mattei ha voluto dare un senso all'invasione di zombi nella sua pellicola, tanto che ci ha anche infilato a forza un clamoroso quanto goffo messaggio umanitario, ma andiamo con ordine.
In uno stabilimento industriale di una nota multinazionale(la Hope) sito in Nuova Guinea, lo studio di un particolare gas tossico sfugge di mano agli scienziati; un rattone contaminato riesce inspiegabilmente ad infilarsi nello scafandro di un operatore, infettandolo e trasformando cosi lo stabilimento in un covo di zombi verde pisello.
Qualche tempo dopo un gruppo di terroristi si barrica in un palazzo governativo con parecchi ostaggi, per sensibilizzare il mondo e le autorità verso l'epidemia che incombe sulla Nuova Guinea (modo senza dubbio molto deciso di sensibilizzare le masse, altro che i no global), ma interviene tempestivamente un'eterogenea squadra speciale che risolve subitaneamente ed in maniera un po' troppo rude la cosa; questi oltre ad essere dei veri duri, sono anche degli imbecilli psicopatici (tanto che irrompono di spalle in stanze ancora da ripulire, uccidendo a casaccio tra l'altro) ma tuttavia assolvono la loro missione eliminando tutti i terroristi. Scopriamo dopo un interessante dialogo che saranno presto inviati in Nuova Guinea per un certo lavoretto.....altro stacco..
Ritroviamo i nostri segretamente inviati alla ricerca dello stabilimento da cui è iniziato tutto, qui conosceranno (non senza qualche dissapore iniziale) una procace giornalista ed il suo sfigatissimo cameraman che accompagneranno in un vero e proprio viaggio all'inferno, nella terra dei cannibali e degli zombie.
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| Un manipolo di eroi. |
"Forse sono ubriachi. O magari lebbrosi. Potrebbero avere intenzioni pacifiche..."
Mattei è sempre stato un regista molto particolare. Tutte le sue "opere" oltre ad essere sempre violentissime e ricche di bizzarrie sono sempre accompagnate anche da una curiosa caratteristica: il plagio sconsiderato. Virus non si limita però solo al rubare indiscriminatamente trame ed idee da altri film, eh no perché quel buontempone di Mattei(aka Vincent Dawn) ha pensato bene di infilarci di peso la colonna sonora di "Dawn of the living dead" più qualche traccia musicale presa da non ricordo quale film di Fulci, oltre a questo per allungare ulteriormente la pellicola si è prodigato ad inserire interi spezzoni di un documentario giapponese parecchio truculento che mostra bellamente cadaveri veri e riti delle tribù della Nuova Guinea, inframezzati spesso in maniera gratuita all'interno della pellicola senza curarsi minimamente della differente fotografia nata da questa curiosa (anche se non rara) opera di collage...un vero geniaccio.
"La squadra speciale" è quanto di più macho possiate trovare in un film d'azione: formata da due belloni palestrati continuamente impegnati in dialoghi da veri duri - "La pazienza è la prima virtù di chi ha fede. Mahatma Gandhi, Nuova Delhi 1946"; "ma vaffanculo. Tenente Mike London, in questa valle di merda, 1981" - da un nano di contorno, e dal grandissimo Zantoro: psicopatico patentato dalla incredibile capigliatura e con gli occhi a palla (Franco Garofalo), sempre pronto a gettarsi a peso morto sugli zombi - "Vuoi mangiarmi eh? che parte preferisci? Petto o ala" - e costantemente affetto da pericolosi attacchi isterici.
Gli altri personaggi non sono certo da meno: un tizio mentre guarda un cadavere decomposto che gli avanza contro dice: "non so, credo sia meglio non fidarsi."; la giornalista (che fa da guida) che intima improvvisamente agli altri di fermarsi "perché solo lei sa come poter proseguire nel territorio indigeno", poi non fa altro che spogliarsi e passarsi del fango sul volto attraversando con grandissima disinvoltura un villaggio con le chiappe al vento, ed altre situazioni surreali che non sto qui a dirvi.
I dialoghi sono quanto di più assurdo e spassoso possiate immaginare in un film del genere, oltretutto Mattei non ama proprio i momenti morti e snocciola perle al ritmo di 5/10 minuti una dall'altra; la truculenza poi è garantita per tutta la durata del film: danze tribal-sessuali, orrende malattie, vecchie che mangiano vermi da cadaveri decomposti e via dicendo sono la regola e vengono spesso sciorinate gratuitamente senza alcun apporto specifico alla trama, tutto in funzione del senso del trash e dall'esigenza di raggiungere il metraggio richiesto per la pellicola.
Il finale catastrofico come avrete immaginato avverrà all'interno dello stabilimento presidiato da migliaia di zombi, con uno shockante colpo di scena contornato di messaggio ecologista/terzomondista: in realtà i responsabili del contagio sono gli stessi governi occidentali, che tramite la Hope hanno deciso di risolvere il problema del sovraffollamento mondiale costringendo i popoli del sud a divorarsi l'un l'altro.......geniale davvero.
Virus: l'inferno dei morti viventi è piena testimonianza di un cinema privo di remore (e di scrupoli, visti i "furti" da altri film) tipico dei nostri anni 70/80, ma che nel complesso è godibile e divertentissimo; se avete nelle vostre corde anche un minimo di senso del trash non potete di certo perdervelo.
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I dialoghi sono quanto di più assurdo e spassoso possiate immaginare in un film del genere, oltretutto Mattei non ama proprio i momenti morti e snocciola perle al ritmo di 5/10 minuti una dall'altra; la truculenza poi è garantita per tutta la durata del film: danze tribal-sessuali, orrende malattie, vecchie che mangiano vermi da cadaveri decomposti e via dicendo sono la regola e vengono spesso sciorinate gratuitamente senza alcun apporto specifico alla trama, tutto in funzione del senso del trash e dall'esigenza di raggiungere il metraggio richiesto per la pellicola.
Il finale catastrofico come avrete immaginato avverrà all'interno dello stabilimento presidiato da migliaia di zombi, con uno shockante colpo di scena contornato di messaggio ecologista/terzomondista: in realtà i responsabili del contagio sono gli stessi governi occidentali, che tramite la Hope hanno deciso di risolvere il problema del sovraffollamento mondiale costringendo i popoli del sud a divorarsi l'un l'altro.......geniale davvero.
Virus: l'inferno dei morti viventi è piena testimonianza di un cinema privo di remore (e di scrupoli, visti i "furti" da altri film) tipico dei nostri anni 70/80, ma che nel complesso è godibile e divertentissimo; se avete nelle vostre corde anche un minimo di senso del trash non potete di certo perdervelo.


