Resident Evil: Code Veronica

  • Piattaforma d'origine: Dreamcast
  • Sviluppatore:Capcom
  • Publisher: Capcom
  • Genere: Survival horror
  • Uscita: 2000
Nonostante il primo dei Resident Evil sia quello che più di ogni altro è rimasto nel cuore di ogni vero appassionato della saga non si può negare che nel corso degli anni alcuni degli infiniti seguiti lo abbiano eguagliato(e talvolta superato) per qualità e innovazione.
Come si fa a non pensare a quel grandissimo gioco che fu Resident Evil 2, oppure alla potenza visiva e all'innovazione(ma si era cambiato anche genere però) di Resident Evil 4 che ridefinì i canoni dei giochi d'azione e impose la visuale da dietro le spalle(fu Fade to Black a introdurla per la prima volta nel lontano 1995) alle generazioni a venire.
Personalmente però fui colpito da un altro esponente della serie che non era neanche un seguito diretto e che nonostante sia sconosciuto ai più, resta per molti il capitolo migliore di questa gloriosa saga. Sto ovviamente parlando di Resident Evil: Code Veronica.


Oltre a somigliare in maniera invereconda all'antipaticissimo Dicaprio dei bei tempi andati, questo ben stereotipato personaggio ne andava a riprendere anche alcuni tratti salienti del carattere. Ben fatto Capcom.

L'uscita di dreamcast, console avveniristica che doveva riportare SEGA in auge dopo il fallimento di Saturn, fu per Capcom l'occasione per sfoderare il primo capitolo della serie in completo 3d(ultimo titolo del mitico Mikami), che aveva oltretutto il grande onere(nonostante fosse solo uno spin-off)di dimostrare i muscoli della macchina SEGA.
Inutile dire che l'obiettivo fu più che centrato, convincendo Capcom a convertire il proprio titolo per PS2 e Gamecube e segnando il passo per quel Resident Evil 4 che sarebbe uscito parecchi anni dopo.
Zombi, Hunter, vermoni e chi più ne ha più ne metta. Non avrete un attimo di pace.

L'isola dei morti viventi.

Abbandonato l'oramai abusato caos di Raccoon city, la nostra vecchia conoscenza Claire Redfield decide di indagare sulle malefatte della Umbrella(la nefasta azienda produttrice dello T-virus) in uno dei suoi stabilimenti a Parigi, ma viene catturata e spedita a farsi una vacanza sulla misteriosa Rockfort island, quella che apparentemente è uno delle tante proprietà di Umbrella, ma che sembra celare ben più di qualche segreto.
Svegliatasi dopo una pennichella in una cella marcescente, la nostra ammazzazombi viene liberata dal proprio secondino che gli comunica di esser stato contagiato insieme agli altri abitanti dell'isola e che gli consiglia caldamente di darsela a gambe finché può.
Con questo striminzitissimo preambolo verrete introdotti in una delle più ricche di colpi scena e più particolari trame che l'intera saga abbia mai generato. Farete oltretutto la conoscenza dei perversi ed ambigui fratelli Aschford(ereditieri della Umbrella)e di un ragazzino praticamente uguale, proprio uguale al Leonardo di Caprio dell'orrido Titanic(erano brutti tempi quelli lì); apprezzerete inoltre il ritorno di qualche altro personaggio storico della serie.
A parte qualche trovata di un marcio a dir poco grottesco(che io ho trovato adorabile) e qualche citazione un poco troppo gratuita da classici come Psycho, non potrete far altro che godervi un proseguire della trama  ricco di eventi e ancora più intimo rispetto alle precedenti incarnazioni della saga. Questo è il capitolo che oltre ad essere il più longevo è anche quello che più di tutti va a scavare nelle origini della Umbrella e della serie stessa, e non è certo poco.


La malsana ed intricata trama è uno dei tratti distintivi di questo episodio.

L'avvento del 3d.

L'introduzione completa del 3d in questo capitolo ha apportato diverse novità pur rispettando la tradizione del gameplay : il gioco non stravolge di fatto le meccaniche che fino a quel momento avevano reso popolare la serie, limitandosi piuttosto all'inserimento -grazie agli ambienti completamente poligonali- di riprese finalmente dinamiche, di enigmi e di soluzioni scenografiche possibili solamente col 3d.
I bauli, gli enigmi, i tipici comandi e soprattutto gli elementi di backtracking sono presenti anche in questo capitolo come la difficoltà tipica della serie, che pare anzi ancora più alta(inferiore solo a RE zero, recensito in questo blog) rispetto agli altri RE.
Il bestiario è notevolmente più vario e presenta diverse creature che vi daranno non pochi grattacapi, come il ritorno dei mai troppo odiati hunter ed altri mostri ancora più fastidiosi sulla quale dovrete scaricare parecchie delle poche munizioni che troverete. Spesso vi converrà scappare(laddove possibile) per non ritrovarvi disarmati nelle fasi più concitate.
Gli enigmi(come sempre cuore pulsante delle vostre esplorazioni) non vi impegneranno troppo: con una moderata intuitività e una buona memoria(oltre che un buon uso dello stramaledetto baule) ve ne uscirete quasi sempre senza scervellarvi troppo; questi sono inoltre sempre piacevoli e perfettamente contestualizzati nell'economia della trama.
L'arsenale pur rientrando perfettamente nei canoni della serie, presenta diversi nuovo gingilli con cui potrete sperimentare meglio l'ampliamento delle possibilità dato dal 3d: mitragliette, balestre e perfino un fucile di precisione.
Non sentirete affatto la minima nostalgia dei vecchi scenari in 2d: la grafica poligonale è perfetta nella sua semplicità e fa perfettamente da sfondo all'inquietante rockford island, un gigantesco dedalo che sfoggia con grandissima disinvoltura cimiteri, stazioni militari, ville gotiche e via dicendo.


Fattore rigiocabilità: 9

Resident Evil: Code Veronica è uno di quei giochi che è invecchiato meglio e che meno risente del passare del tempo. Un survival horror di quelli tosti, longevo e giocabile come pochi altri, unito ad una delle trame più malsane che il marchio di Resident Evil abbia mai generato.
Vi consiglio caldamente di recuperarlo(nella sua versione x) dagli store digitali di PS4 o XBOX ONE o dal mai tropo osannato Reicast.